ULTIMO APPUNTAMENTO AL CINEMA EDEN CON I FILM “VITE MIRABILI”

Si chiude con un film in prima visione assoluta su Santa Veronica Giuliani, considerata fra le più importanti contemplative-penitenti che il mondo occidentale abbia avuto. Tutta la sua vita interiore è in continuità con la spiritualità francescana rappresentata oltre che da San Francesco d’Assisi anche da clarisse come Camilla da Varano – una sofferta meditazione della passione di Cristo e una continua donazione espiativa per i peccati degli uomini. La sua vita esteriore fu caratterizzata da svariati fenomeni sovrannaturali. 💕💕💕💕💕💕💕💕💕💕

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Nel post precedente (cliccate qui) abbiamo visto come si svolgono i pasti nella cella del monaco certosino; ora vediamo il rito nel refettorio. Perché di un rito si tratta, come leggerete: «Partecipando alla consumazione del pasto domenicale in certosa si ha l’impressione di prendere parte ad una liturgia». Anche noi laici ci possiamo lasciare ispirare da questa vita monastica: siamo capaci di rendere così speciale il pranzo della festa, nelle nostre famiglie? Non parlo del silenzio e della lettura spirituale, ma ci dovrebbe essere anche sulle nostre tavole questa attenzione al rito, la fraternità tra i commensali, il cibo un po’ speciale nel giorno di festa, la carità di aspettarsi l’un l’altro. Leggiamo quanto ci racconta il libro “Certosini a Serra san Bruno. Nel silenzio la comunione” (Fabio Tassone, ed. Certosa 2009).

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La tavola dei monaci: ho già dedicato dello spazio nel mio blog a questo argomento (leggi qui) che è affascinante e ricco di spunti, anche per la vita dei laici e soprattutto delle famiglie. Oggi andiamo a Serra san Bruno, la Certosa fondata da Bruno di Colonia nel lontano 1090. Ci andiamo in senso metaforico, anche perché nel convento vige ancora la più rigida clausura. Come prescrive la regola, la cella del monaco, una casetta a due piani tutta per lui, con un piccolo giardino (potete vedere come sono fatte nell’immagine qui accanto), è il centro della sua vita: in essa prega, lavora e consuma, in totale solitudine, i pasti. Vita impegnativa? Sicuramente, noi laici che siamo nel mondo facciamo fatica a comprendere, ma ci possono aiutare le parole di un monaco: «La cella è un oceano di libertà. E’ quel mare da cui si trae nutrimento e che ti trasporta verso la meta finaleContinua a leggere

Si inaugura domenica (24 settembre) alle 17 la mostra del fotografo Giovanni Nardini, L’anima del monaco. Vita nell’Eremo di Minucciano. La mostra, composta da 40 immagini, è organizzata dall’Opera del Duomo di Lucca nell’oratorio di San Giuseppe, in piazza Antelminelli a Lucca, a fianco del duomo di San Martino. Con questo ultimo reportage, frutto di diversi anni di incontri, Giovanni Nardini ci conduce in uno dei luoghi più suggestivi della Garfagnana: l’Eremo di Minucciano, l’ultimo eremo abitato da monaci eremiti che si ispirano alla regola benedettina dell’Ora et Labora.

(nella foto in alto: don Raffaele Busnelli, 44 anni, sacerdote diocesano, eremita solitario in alta Valvarrone, provincia di Lecco. In copertina: Antonella Lumini, eremita di città, vive a Firenze).

Donne e uomini, età media 50-55 anni: attualmente in Italia sono circa 200, religiosi e laici. 
Scelgono di dedicarsi totalmente a Dio nel silenzio e nella solitudine.
 Ma è bene non confonderli con chi abbandona tutto per vivere nelle terre selvagge. 
Gli eremiti sono davvero tali se hanno una regola di preghiera, un rapporto con la comunità locale e cristiana,
 un dialogo con la propria Chiesa diocesana.

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In Toscana, accanto a luoghi ormai celebri come La Verna, Camaldoli o Vallombrosa, vi sono tanti altri luoghi dello Spirito, meno conosciti, ma dove comunque natura e spiritualità si fondono insieme. Ne abbiamo scelti alcuni come proposta di un itinerario estivo tra fede e natura: Mosciano (nella foto), vicino a Firenze, Le Stinche, nel Chianti, Casa San Sergio (Palaia), Calomini (Lucca) e la Burraia di Montepiano (Prato).Continua a leggere