Quando, oltre quaranta anni fa, cantava vestito da frate, «Racconta fratello qual è il tuo peccato», non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi un giorno in abito monastico. Erano gli anni ’70 e in Italia, proveniente dall’Inghilterra, era arrivato un nuovo modo di fare rock, sperimentale e raffinato: il progressive. Lunghe suite musicali si sposavano a testi immaginifici dai riferimenti letterari, storici e anche religiosi.

Moltissime band hanno brillato con un solo 33 giri all’attivo ma nonostante questo alcune di esse sono entrate di diritto nell’Olimpo del rock italiano per la bellezza dei lavori prodotti. Uno di questi gruppi è «Il Biglietto per l’inferno», prog band di Lecco che nel 1973 incide un disco dal titolo omonimo, dedicato alle ansie e alle paure di chi ruba e uccide per una giusta causa. Nella canzone più bella e famosa dell’album, «Confessione», un uomo angosciato chiede a frate Isaia l’assoluzione per aver procurato male a fin di bene. Il confessore scuote la testa e secco risponde: «Cosa dici fratello tu hai ammazzato, nel quinto ricorda ti è stato proibito, non posso salvarti dal fuoco eterno, hai solo un biglietto per l’inferno!».

Oggi il cantante del Biglietto, Claudio Canali, che ai tempi saliva sul palco proprio vestito da frate, l’abito lo indossa davvero e con rispetto. È diventato eremita presso il convento di Minucciano nel cuore della Garfagnana.

Quella di Canali è la storia di chi, figlio della generazione del ’68, ha cercato per molti anni la sua strada, finendo per trovarla nella vocazione religiosa. Prima cantante rock, poi cantautore, Canali cerca se stesso in India e tornato in Italia entra a far parte degli Hare Krishna. «Alla fine degli anni ’70, dopo la stagione rock, non riuscivo a venire a capo della mia vita», racconta quello che ora si fa chiamare semplicemente fra’ Claudio.

Minucciano, piccolo comune garfagnino racchiuso tra le valli del Serchio e del Magra, è un luogo affascinante immerso nei boschi e l’eremo della Beata Vergine del Soccorso, è l’ambiente adatto per un romitorio. Qui vi abitano quattro monaci dalle lunghe barbe, eremiti benedettini con la spiritualità camaldolese. Dal 1999, anno della professione solenne, fra’ Claudio da Lecco, anzi da Valmadrera, come tiene a sottolineare, è uno di loro. L’affascinante vicenda del cantante del Biglietto riguarda senza dubbio la sua scelta vocazionale ma la particolarità della storia risiede nei testi delle canzoni, scritte proprio da Canali. «Ansia», «Confessione» e «L’amico suicida» sono i brani che raccontano il viaggio interiore di chi sta cercando, dopo tanto male, una via di redenzione. «In qualche modo – racconta il frate – quella del disco è la mia storia, quella di un uomo in cerca di Dio». Nei primi anni ’70 Claudio e il suo gruppo vivono l’entusiasmante stagione dei festival pop in stile Woodstock. «Erano anni belli e tremendi allo stesso tempo – ammette Canali – cercavamo la libertà. Ma ben presto mi resi conto che se uno fa quello che vuole non è libero ma schiavo delle sue passioni».

Nella metà degli anni Settanta e con solo un disco pubblicato il Biglietto si scioglie. Gli anni passano e con essi anche le inquietudini di Claudio. Il mito del misticismo orientale è molto forte e alcuni dei più noti musicisti del prog italiano, Paolo Tofani degli Area e Claudio Rocchi, abbracciano questa fede. Canali si rasa la testa, mette l’abito arancione e diventa uno di loro. «Ma Gesù non l’ho mai abbandonato – dice il frate – molte volte sono andato a messa vestito da Hare Krishna». Uno dei centri Hare Krishna più importanti d’Italia si trova a Firenze e lì per alcuni anni risiede anche Canali. Casualmente viene a sapere che in Garfagnana abita un certo fra’ Mario Rusconi, suo compaesano che ha scelto di fare l’eremita. Canali parte per Minucciano e arriva in tunica arancione a Minucciano. Era inverno e c’era la neve, i frati presenti si stupiscono nel vedere un monaco induista. L’uomo chiede di fra’ Mario e di essere confessato. Inizialmente il frate, anche oggi superiore della comunità, è scettico non sa come porsi di fronte alla richiesta. Poi lo spirito di accoglienza prevale. «Gli dissi che come lui venivo da Valmadrera e che mi sarebbe piaciuto rimanere con loro». Fra’ Mario chiede a Claudio di uscire dalla «setta», di tornare a casa e di rimanervi per almeno due anni e solo a quel punto ne avrebbero riparlato. «Feci come mi disse, riabbracciai mia madre, mi trovai un lavoro e andai a messa tutti i giorni».

Al termine di questo periodo richiesto Claudio torna in Garfagnana. Era il 1990, inizia così il cammino per diventare frate. Per nove anni Claudio Canali vive con la comunità, studia e si prepara e nel 1999 emette la professione solenne nelle mani dell’allora vescovo di Lucca Tommasi.

Inizia così una seconda vita ma la fama del Biglietto è forte e lo segue fino all’eremo. A fine anni Novanta il prog risveglia l’interesse di nuovi e vecchi appassionati, i dischi in vinile vengono ristampati in formato cd e molti si accorgono della bellezza di alcuni 33 giri dell’epoca. Tra questi c’è anche l’album del gruppo di Claudio e la notizia che frate Isaia abbia preso i voti comincia a fare il giro d’Italia. «Amici musicisti come Franz Di Cioccio della Pfm e Toni Pagliuca delle Orme mi mandarono i loro saluti e tanti sono i fan che vengono a trovarmi». In alcuni periodi una vera e propria processione di curiosi si addentra nel cuore della Garfagnana per conoscere il cantante del Biglietto. «Qui arrivano anche molti giovani – conclude fra’ Claudio – che vogliono farmi ascoltare le loro canzoni per avere consigli. Per me è il Signore che li chiama. Loro mi parlano di musica e io di Dio. Purtroppo alcuni non capiscono, altri invece si sono aperti al “messaggio” e hanno iniziato addirittura un cammino di fede». Il frate si liscia la barba e sorride, come se tutto facesse parte di un disegno, come se 37 anni fa, attraverso le sue canzoni, avesse scritto e lanciato un messaggio in bottiglia destinato ad essere ripescato dai giovani di oggi.

Nel cuore della Garfagnana

Scendendo dall’abitato di Minucciano, sul versante che guarda la Lunigiana, fra due colli chiamati «Calvario» e «Riolo», si arriva all’eremo della Beata Vergine del Soccorso. Siamo nel cuore della Garfagnana sotto lo sguardo del monte Pisanino, la vetta più alta delle Alpi Apuane. Il luogo, immerso tra boschi di quercia, carpini e castagni, è lo scenario ideale per la vita, riservata e ascetica dei frati eremiti. Nel corso dei secoli, vista la sua particolare conformazione, tutta la Garfagnana è stata abitata da eremiti «irregolari», cioè non appartenenti a ordini religiosi propriamente detti. Tra questi ricordiamo San Pellegrino, il Beato Viviano da Campocatino e San Doroteo da Cardoso, che hanno legato il loro nome alle solitarie e nascoste valli apuane.

La zona dell’eremo è dedicata alla Madonna del Soccorso dal XV secolo, quando fu edificata una edicola in suo onore. Poi, per permettere a pellegrini e viandanti di partecipare alla celebrazione della messa, fu costruito un oratorio. Nel 1555 il vescovo di Luni eresse una confraternita dedicata alla Beata Vergine del Soccorso, tutt’oggi esistente. In seguito alla custodia dell’oratorio si affiancarono gli eremiti che non lasciarono più il luogo fino ai giorni nostri.

Oggi sono quattro i frati eremiti, benedettini dalla spiritualità camaldolese, che vivono nell’eremo di Minucciano secondo le regole degli antichi «romiti». Da quasi trent’anni il superiore è fra’ Mario Rusconi, originario della Valmadrera, colui che ha accolto nella comunità l’ultimo arrivato, il compaesano Claudio Canali, l’ex cantante del gruppo rock-prog «Biglietto per l’inferno».

L’arrivo di fra’ Mario ha coinciso con una grande opera di ristrutturazione dell’intero complesso, chiesa e romitorio. La comunità fa anche accoglienza nella piccola foresteria. «L’ospite, per la regola benedettina, è Cristo stesso», dicono i frati.

 

Al mare, in montagna o… nel monastero? Si avvicina l’estate e per molte persone si avvicina anche il desiderio di un periodo di riposo lontani dallo stress del lavoro, del traffico, dai cellulari, dalle preoccupazioni che ogni giorno ci assillano. Una vacanza che serva anche a ritrovare dentro di sé quella pace che tanto desideriamo. Un tempo di silenzio, di meditazione: da soli, con la famiglia o in gruppo.Continua a leggere

 

Che cosa vi è più libero del vento? Non si può rinchiudere, né in gabbia né in una scatola. “ Il vento soffia dove vuole”, dice Gesù a Nicodemo quando si reca da Lui di nascosto. (Gv. 3, 8). Così lo Spirito Santo: agisce come, quando e dove vuole, in ogni parte e sempre…. In ogni uomo può trovarsi e operare di qualunque fede, razza essi siano. Non è proprietà esclusiva dei cristiani, così come il vento nessuno lo può possedere. Il vento si muove, lancia in aria le cose, scioglie, sveglia…. Lo Spirito Santo è Energia, è Forza che innalza l’Anima. Basta fare il nome di una certa Madre Teresa di Calcutta per renderci conto di ciò che lo Spirito Santo è capace di fare. Lo Spirito Santo del Signore che anima l’uomo scompiglia senza posa gli orizzonti dove l’intelligenza umana ama trovare le sue sicurezze e sposta i limiti che chiudono volentieri la sua azione. Il vento si spinge ovunque, ”Lo Spirito del signore riempie l’ Universo” (Sap. 1, 7). Anche se andassimo nel luogo più lontano e recondito dell’ universo troveremmo lo Spirito di Dio. Il vento modella le montagne, la roccia, il marmo, l’uomo. Come si recita nella liturgia di Pentecoste lo Spirito Santo “piega ciò che è rigido, drizza ciò che è sviato…” Lo Spirito Santo fa di Abramo il Padre della Fede di tre religioni; ispira i Profeti, fa sorgere dei grandi Re come re Davide e re Salomone; lo Spirito Santo guarda Maria e la rende Madre – Vergine; chiama S. Paolo sulla via di Damasco e da peccatori ne ricava dei grandi santi. Lo Spirito Santo arriva pure a noi e, se vogliamo, ci fa fare cose grandi. Il vento è “forte” scuote, butta all’aria le cose… lo Spirito Santo ci fa cambiare le vecchie abitudini, ci dà slancio. Cosa fondamentale, perché la vita non è una questione di anni ma di slancio! Qualche es: Alessandro Magno aveva 18 anni quando conquistò mezzo mondo. Santa Giovanna D’Arco ne aveva 18 quando liberò Orleans… Mozart componeva a 4 anni. Molti furono i Santi Bambini (Maria Goretti, Domenico Savio, Tarcisio…) Raffaello morì a 37 anni, Gesù a 33…. Insomma non è una questione di età, ma di slancio. Lo slancio che il vento “gagliardo” Spirito Santo ci dà. Il vento è anche Poesia. E’ vero il vento può essere spaventoso con uragani, bora, tornadi, ecc…ma può essere anche una dolce brezza che ti accarezza il viso, che ti rinfresca, che fa “parlare” gli alberi o il mare, fa di un campo di grano un mare biondo, porta il profumo dei fiori inebriandone l’aria. Lo Spirito Santo è il soffio di Dio che aleggia sulle acque, che crea il mondo e dà la vita ad Adamo è la brezza leggera con cui parla ad Elia. Il vento è anche dispettoso: rivolta gli ombrelli, scompiglia i capelli, fa volare i berretti. Lo Spirito Santo ci libera non solo dalle nostre chiusure ma anche dal nostro grigiore dall’essere tutti uguali, cioè dal conformismo. Il vento dello Spirito Santo ci dice “Sii te stesso. Nulla è più antipatico che diventare una copia.” Lo Spirito è fantasia è sorgente di nuove prospettive e di nuovi progetti coraggiosi e innovativi è l’Animatore del nostro futuro. Quando il Suo soffio trova una vela che si lascia investire e guidare da Lui avvengono miracoli. Ecco il Vento, la sua Forza, la sua Poesia i suoi Portenti. Coraggio diventiamo anche noi “Figli del Vento”! Figli dello Spirito Santo.

Barbara

LDF 9.1

 

 

«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte: «Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».Continua a leggere

 

Il caso ha voluto che ci incontrassimo per scrivere quest’articolo, proprio il giorno in cui in Iraq si sono svolti gli scrutini delle prime elezioni libere del dopo Saddam. Allo scoppio di questo conflitto circa due anni fa, in Italia ed Europa un grido di protesta si è levato a dichiarare l’ingiustizia della guerra. Manifestazioni pubbliche, bandiere ai balconi, dibattiti parlamentari hanno dichiarato l’unanimità di questi popoli contro la barbarie della guerra. Diversi ambienti pubblici e privati hanno protestato; ma allora la
posizione di noi cristiani su questo tema in cosa è diversa? Nel Vangelo di Giovanni si legge: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14, 27). Che cosa intendeva dire Gesù distinguendo la sua pace da quella che dà il mondo? Crediamo di aver trovato una risposta leggendo la “Pacem in Terris”, l’enciclica che il Beato Giovanni XXIII scrisse nel 1963, in occasione della crisi cubana. Leggendo un’enciclica sulla pace ci si potrebbe aspettare una serie di riflessioni sulla convivenza pacifica tra i popoli ed invece, soprattutto nella prima parte, il Papa Buono parla del singolo uomo. E’ lui, in quanto persona, essere umano, individuo, che ha diritto alla pace. Ed è persona perché creatura di Dio: “La pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio” (PT n. 1). E ancora: “… ogni essere umano è persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili” (PT n. 5). Da questa constatazione dell’uomo come persona nascono tutti i suoi diritti: al rispetto della sua persona, alla buona reputazione, alla libertà nella ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero e nella sua diffusione, nel coltivare l’arte e nell’obiettività nell’informazione (cfr. PT n. 7). In particolare in questo momento di forti tensioni religiose, ci ha colpito il riferimento dell’enciclica al diritto di ogni uomo di onorare Dio in quanto creatore di quell’ordine in cui vive: “Siamo stati creati allo scopo di rendere onore a Dio creatore il giusto onore che gli è dovuto, di riconoscere lui solo e di seguirlo. Questo è il vincolo di pietà che a lui ci stringe e a lui ci lega, e dal quale deriva il n o m e stesso di religione” (PT n. 8). L’uomo, però, non ha solo diritti, ma anche doveri: “I diritti naturali testé ricordati sono indissolubilmente congiunti, nella stessa persona che ne è il soggetto, con altrettanti rispettivi doveri; e hanno entrambi nella legge naturale, che li conferisce o che li impone, la loro radice, il loro alimento, la loro forza indistruttibile. Il diritto, ad esempio, di ogni essere umano all’esistenza è connesso con il suo dovere di conservarsi in vita; il diritto a un dignitoso tenore di vita con il dovere di vivere dignitosamente; e il diritto alla libertà nella ricerca del vero è c o n giunto con il dovere di cercare la verità, in vista di una conoscenza della medesima sempre più vasta e profonda” (PT n. 14). Con parole nostre giungiamo a questa conclusione: ogni persona ha diritti e doveri e il rispetto reciproco porta alla convivenza civile. Questa è la pace cristiana: non discorsi teorici, ma concretamente riconoscere che intorno a noi abbiamo persone uguali a noi. Se ciascuno di noi applica la regola evangelica “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22, 39) la pace sulla terra non diventa una conquista, ma una semplice conseguenza.

B. R. C. R. M. L. G.

LDF 8.1

 

Veniamo, con questo numero, a parlare di un argomento tra i più discussi dentro e fuori la Chiesa: la pace. E ancora una volta invitiamo i lettori di questo fogli a farci pervenire le loro riflessioni; a tale scopo proponiamo qualche spunto. La nostra presidentessa, nel suo articolo, si è domandata: “Ma dov’è questa pace?”; noi vogliamo chiederci: “Ma cos’è la pace?”. Partendo dal Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: “La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza. E’ la “tranquillità dell’ordine”. E’ frutto della giustizia ed effetto della carità” (CCC n. 2304). Non è la semplice assenza della guerra. Giusto, anche perché le guerre ci sono sempre state, e sempre ci saranno, fino alla seconda e definitiva venuta di Gesù Cristo, poiché la guerra, come ogni altro male morale, è conseguenza del peccato dell’uomo. Si spiega così perché il cristiano non può essere pacifista ma pacifico o operatore di pace secondo la settima beatitudine del discorso della montagna (cfr Mt 5,9). Il pacifismo nega l’esistenza del male e il cristiano pacifista, che ha lasciato entrare nel suo spirito il veleno della cultura secolarizzata, non vuole o non sa più riconoscere il male autentico e reale nella storia, finisce così inevitabilmente a sfigurare il volto di Cristo. Il Catechismo citato elenca tre elementi fondanti ogni discorso sulla pace: a) la “tranquillità dell’ordine”; b) frutto della giustizia; c) effetto della carità. Iniziamo dal terzo: effetto della carità. La carità è la terza virtù teologale ed è la più nobile di tutte le virtù: “ma di tutte la più grande è la carità” (I Cor 13,13). L’atto principale di questa virtù è l’amore che consiste nell’amare più che nell’essere amati. Questo atto d’amore è accompagnato da alcuni effetti e tra questi precisamente si trova la pace. Questo aspetto della pace è il più individuale perché si riferisce alla pace che ciascuno prova nel suo cuore quando ama e quando riposa quieto nell’oggetto desiderato. Frutto della giustizia. Questo elemento ci pone in relazione con il prossimo. Giustizia è infatti dare a ciascuno il suo e pone così un “io” di fronte a un “tu” a cui devo qualcosa. Questo “qualcosa”, questo “suo” che devo rendere non è, e non può essere, arbitrario, ma deriva da un diritto precedente che possiede il “tu” e che reclama all’”io” di essere soddisfatto. Il diritto è precedente perché deriva dalla natura, dalla verità delle cose così come si trovano nella realtà; e il primordiale di tali diritti non può essere altro che il diritto alla vita. La tragica conseguenza di tutto ciò, secondo quanto riportato anche nella biografia breve della beata Teresa di Calcutta che potete leggere su questo numero, è che fino a quando nell’ordinamento legislativo degli stati ci saranno leggi che permetteranno, e favoriranno, l’aborto e l’eutanasia sarà inutile, per non dire grottesco parlare, manifestare o fare marce per la pace se contemporaneamente non si parlerà, manifesterà o marcerà contro l’aborto e l’eutanasia. Tranquillità dell’ordine. La definizione è di S. Agostino e si trova ne “La città di Dio”, opera nella quale descrive la sua visione della storia. Scrive S. Agostino: “La pace della casa è l’ordinata concordia del comandare e dell’obbedire di individui che in essa vivono insieme, la pace dello Stato è l’ordinata concordia del comandare e obbedire dei cittadini, la pace della città celeste è l’unione sommamente ordinata e concorde di essere felici di Dio e scambievolmente in Dio, la pace di tutti gli esseri è la tranquillità dell’ordine”. La natura di questa pace ha un diretto riferimento all’idea di Dio come provvidenza che ordina tutte le cose al fine ultimo. Fine ultimo che è Dio stesso, sommo bene di cui possiamo fruire e che solo può donare la stessa pace e la felicità finale. E’ quanto richiama anche S. Paolo nella lettera ai Romani: “Il regno dei cieli è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”. Il tutto si riporta a Cristo: egli è la nostra pace, dono del Padre, donatore dello Spirito Santo, attraverso il quale siamo riportati ordinatamente al Padre.

SERAPHIM

LDF 8.1

 

Sono libri dell’altro mondo. Testi che vanno dritti al cuore, lì dove si gioca ogni giorno la battaglia più grande dell’uomo. Volumi fuori dai comuni canali editoriali che sgorgano come preziose sorgenti da un luogo “celestiale”: il suggestivo Eremo della Beata Vergine del Soccorso di Minucciano (Lucca).Un baluardo di autentica spiritualità incastonato tra maestosi boschi di castagno dove una comunità di monaci eremiti vive secondo la regola di san Benedetto conversando con Dio e contemplando le sue meraviglie.Una luce lontana dal trambusto quotidiano che continua ad attirare adulti e soprattutto giovani che vogliono scoprire il senso di questa vita.

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